Micologia: la storia

La micologia è la scienza che si occupa dello studio dei funghi siano essi Macromiceti o Micro miceti.
Per motivi di carattere economico e scientifico lo studio dei micromiceti (che interessa la patologia vegetale ed animale e la medicina) ha interessato maggiormente la scienza ufficiale, mentre lo studio dei macromiceti, cioè dei funghi che interessano quest’opera, è sempre stata maggiormente studiata dai dilettanti, spinti più che altro dalla passione. Noi ci occuperemo di questi ultimi.

STORIA DELLA MICOLOGIA: una prima sommaria classificazione dei funghi ci giunge dall ‘opera del primo botanico della storia, il greco Teofrasto, discepolo di Aristotele, vissuto a cavallo tra il terzo ed il quarto secolo a.C., ma sono per lo più informazioni generiche e superficiali. Per avere qualche notizia interessante e, a suo modo, seria sui funghi, dobbiamo attendere il primo secolo dopo Cristo, quando Dioscoride, un medico greco operante nell’esercito romano in Asia e poi in Roma stessa, scrisse la sua grande opera della materia medica.

Questo studio ha fatto testo, soprattutto per quanto riguarda le cure contro gli avvelenamenti, per tutto il Medioevo ed il Rinascimento, insieme con l’opera di un altro insigne medico dell’epoca, Galeno. Tuttavia, l’opera più importante non soltanto sui funghi ma su tutte le scienze naturali che la civiltà greco-romana ci ha tramandato, è la Natutioralis historia di Plinio il Vecchio.
In quest’opera i funghi sono trattati, seppure disordinatamente, in modo vasto e utilissimo, ed è ricca di notizie che ci permettono di scoprire l’uso che, dei funghi, se ne faceva nell’antichità.
In Plinio è riportata l’antichissima credenza popolare dei funghi tossici per colpa di fattori esterni come chiodi arrugginiti o morsi di vipere; tratta con larghezza del boletus (ovvero dell’ovolo) dei suillus (ovvero degli la attuali boleti) che a quei tempi erano attivamente commerciati secchi e infilzati in bastoncini, del Fomes officinalis, della lingua di bue, e della mazza di tamburo.
Inoltre si danno consigli su come scegliere i funghi eduli e su come cucinarli per annullare i possibili effetti dei veleni: si tratta di consigli assurdi che tuttavia hanno il pregio di tramandarci le effettive usanze dei romani in fatto di gastronomia fungina.

Dopo Plinio, per secoli nessun autore ha scritto qualcosa di nuovo sui funghi: si sa per certo che qualcuno aveva fatto dei passi avanti nella conoscenza micologica soprattutto tossicologica, ma Dioscoride, Plinio ed i medici greci facevano troppo testo perchè si azzardasse a contraddirli. Solo nel XVI secolo appaiono finalmente opere di un certo interesse: si tratta del De plantis di Pier Andrea Cesalpino, che per primo si occupa di sistematica, e dei Commentari dell’opera di Dioscoride di Pier Andrea Mattioli, che cita le credenze popolari che attribuiscono una forte velenosità ai boleti con carne virante e che danno per buoni, invece, tutti i funghi crescenti sul legno.
Inoltre il Mattioli cita per primo le doti di parecchie specie commestibili.

Ma l’opera più importante del secolo è quella di Charles dell’Ecluse, medico e botanico, francese che scrive il primo libro che tratta esclusivamente di funghi: Fungorum in Pannonia (antico nome dell’attuale Ungheria) observatorum brevis historia. Questo trattato descriveva 105 specie, suddivise in commestibili e velenose, ma fu per lungo tempo di difficile interpretazione per la sparizione (vivente l’autore) della parte iconografica, molto bella e a colori, fortunatamente ritrovata il secolo scorso.
In seguito all’opera di Charles del ‘Ecluse cominciarono a spuntare numerosi opuscoli che si occupavano di funghi e della loro classificazione. Gli autori più importanti furono Gaspar e Johann Bauhin e Joseph Pitton de Tournefort. Ma un grosso passo avanti venne fatto grazie all’ invenzione del microscopio e con la scoperta, da parte di Pietro Antonio Micheli, delle spore. L’opera di questo autore Novaplantarum genera, fu pubblicata nel 1729, e classificava le piante e i funghi approfondendo la sistematica del Tournefort grazie appunto alla scoperta delle spore. Il Micheli dedicò la sua attività a confutare la teoria della riproduzione spontanea dei funghi, fino ad allora dominante e, una volta scoperte le spore, tentò di seminarle per dimostrare che si trattava del seme dei funghi: la prova ebbe esito negativo sui macromiceti, ma positivo con le muffe.

Nel, 1735 esce il Sistema naturale di Carlo Linneo che, se si può considerare l’opera cardine di tutta la botanica, per quanto riguarda la micologia non soltanto non dice nulla di nuovo, ma segna un passo indietro rispetto Micheli. Nel 1753 esce il Methodus fungorum di Gottlieb Gleditsch, che suddivide i funghi in base alla parte fertile; nel 1762 esce la prima edizione del primo atlante a colori dei funghi (328 tavole), il Fungorum qui in Bavaria ac Palatinatu circa Ratisbonam nascuntur di Christian Schaeffer; nel 1784 lo Hedwig scopre l’esistenza dell’asco nei funghi; nel 1791 viene pubblicato il bellissimo Histoire des champignons de la France, di Pierre Builliard, uno dei testi più importanti per la descrizione precisa delle specie fungine e le magnifiche e numerose tavole a colori; nel 1793 esce il Traité des champignons di Jean Jacques Paulet, molto importante perchè l’autore fu il primo a scoprire ufficialmente la velenosità dell’Amanita phalloides e il primo a fare esperimenti sugli animali. Nel 1837 Laveillé scopre il basidio.
Con la sua opera Synopsis methodica fungorum Christian Henrik Persoon vissuto in Germania (nato nel 1755 e morto nel 1836), creò le basi della moderna micologia. L’opera del Persoon descrive 1526 specie suddivise in 71 generi, a loro volta suddivisi in due classi: gli An- giocarpi, in cui le spore si sviluppano all’interno del carpoforo e i Gimnocarpi, in cui le spore si sviluppano all’esterno.
Elias Fries, micologo svedese vissuto tra il 1794 e il 1878, è invece il padre della moderna sistematica. Infatti per primo suddivise i funghi superiori in base al colore delle spore, sistema su cui si basano tutti i tipi di classificazione moderna. Le sue opere’ che segnarono un cofitinuo rinnovamento, furono numerose: le ! più importanti furono il Systema mycologicum e Hymenomycetes Europaei.

Nel 1800 nacque, vicino a Milano, uno dei maggiori studiosi di tartufi o, più esattamente, di a funghi ipogei (cioè che crescono sottoterra): Carlo Vittadini Grande cercatore, oltre che studioso, di funghi e tartufi, il Vittadini si rivelò con la sua tesi di laurea in medicina (presso l’Università di Pavia) intitolata Tentamen mycologicum, seu amanitarium illustratium.
Il Vittadini fu un grande tossicologo non esitò a fare esperimenti sugli gli animali, e come il Paulet anche su se stesso. Delle sue esperienze di studioso dei funghi ha trattato nella Monographia Tuberacearum, opera importante perchè la difficota’ di ritrovamento di questa specie aveva reso difficile in precedenza uno studio approfondito .Importante anche una sua Monographia Lycoperdinearum e una bellissima opera divulgativa , esemplare nel suo genere, la descrizione dei funghi mangerecci più comuni d’Italia, in cui a dare perfette cognizioni michologiche (semplici per i cercatori dilettanti ma con perfetto rigore scientifico) è ricco di molte: notizie riguardo all’habitat, alla gastronomia, alla tossicologia .L’opera del Vìttadini per quanto riguarda le Tuberacee è poi: ripresa e migliorata dal Tulasne micologo francese, che suddivideva i funghi ipo -Basidiomiceti dagli Ascomi cosa che il Vittadini non poteva fare non essendo ancora scoperto il basidio, da parte Leveillé, quando usci (1831 sua Monographia tuberacea! Nato a Treviso nel 1845 e pro fesso re all’Università di Padova Pier Andrea Saccardo fu la Sylloge fungorum omium huscusque cognitorum , alla quale lavoro’ tutta la vita: si tgratta di una raccolta di tutte le specie descritte nnelle opere precedenti di tutto il mondo: prarticamente con quest’opera, redatta con la collaborazione di molti altri micologi, e’ stato dato un ordine sistematico a tutto il sapere micologico: vi sono trattate 78.316 specie. Quest’opera, scritta in latino, e’ stata venduta in tutto il mondo e costituisce un testo fobdamentale. Tra i notevoli meriti del Saccardo vanno ricordati an che la sua abilità di disegnatore, la sua accurata osservazione del la flora micologica veneta, il suo studio, insieme col Bresadola, di funghi esotici, le sue notevoli capacità di indagine microscopica, e non ultimo l’aver creato un folto gruppo di ottimi discepoli e collaboratori (basti ricordare il a Traverso e il Massalongo, il Peuzig, e anche se si possono definire fino a un certo punto a suoi discepoli, il Cavara (autore -della Flora Italica cryptogramma) -e lo stesso Bresadola.

Nato nel 1847 a Ortisè in VaI di Non (Trento) e morto a Trento nel 1929, il sacerdote Giacomo Bresadola: è la massima figura della micologia italiana ed uno dei più importanti micologi di tutti i tempi. I Suoi erbari e sue collezioni sono conservati nei musei di tutto il mondo. Bresadola ebbe contatti con i massimi micologi contemporanei, il Boudier, il Patouillard, l’americano Lloyd e, soprattutto, il Saccardo ed il Quélet, da cui imparò rispettivamente ad utilizzare in modo magistrale il microscopio ed a osservare in modo perfetto i caratteri macroscopici del fungo. Le sue opere principali furono i Funghi tridentini, pubblicato nel 1881 ed Iconographia mycologica in 26 volumi, uscita in modo totale solo dopo la morte dell’autore. L’opera del Bresadola è illustrata da suoi ottimi disegni, ancora oggi ritenuti un caposaldo dell ‘iconografia fungina, ed è redatta in latino.

Il Bresadola classificò numerosissimi funghi nuovi sia Trentini, sia europei, sia esotici, ma oltre a ciò fece un ‘intenso esame critico dei funghi già classificati da altri autori. Cercò, inoltre, di fare una necessaria opera di sfondamento di specie inesistenti, riportandola al livello di semplici varietà.
Il Bresadola fu tra i fondatori, insieme coi micologi francesi prima elèncati, della Société mycologique de France e collaborò con lavori di grande importanza alle principali riviste micologi che mondiali.

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