La riproduzione dei funghi

Il modo in cui i funghi si riproducono è abbastanza particolare e merita una spiegazione, anche sommaria, per comprendere come trattarli e come trattare l’ambiente naturale del bosco che permette la loro crescita.

Vegetali ed animali, in generale (tranne alcuni casi particolari) adottano un meccanismo quasi costante, per riprodursi: i geni maschili (trasportati dal polline, ad esempio) incontrano gli organi riproduttivi femminili e viene generato un organismo completo (seme, embrione) in grado di svilupparsi ad individuo adulto.
Nel regno vegetale lo sviluppo dell’individuo adulto a partire dal seme avviene, in genere, quando sussistono condizioni favorevoli (impianto nel terreno, giusta umidità, giusta temperatura, ecc.).

Per i funghi il discorso è un po’ diverso. Le spore (quella polverina alloggiata nella parte inferiore del cappello e visibile su un piano su cui sia stato appoggiato per qualche ora un fungo appena colto) non sono il seme dei funghi, piuttosto vanno considerate alla stregua di un polline. Ma questo “polline” (supponiamo sia “maschile”) non è destinato ad incontrare nessun organo femminile che sia residente su un altro fungo. Le spore cadono nel terreno e se le condizioni lo permettono cominciano a svilupparsi in filamenti (le “ife”). Essendo simili ad un polline che non ha incontrato nessun altro organo riproduttivo, le spore che crescono nel terreno in forma di filamenti non potranno mai dar luogo ad un organismo fungino e rimangono improduttive.

Questo fino a quando, nel loro crescere a pochi cm sotto la superficie del sottobosco, non incontrano altri filamenti della stessa specie, generati, però, da spore di segno opposto (“femminili”). A questo punto vi è l’unione dei due tipi di ife (è come se i due “pollini” preferissero incontrarsi sottoterra, dopo essersi sviluppati per un po’) e si crea il Micelio, un groviglio filamentoso che è il fungo completo vero e proprio.

Dal Micelio, in condizioni ambientali favorevoli, si generano i Carpofori, cioè i funghi visibili tanto ricercati, che non sono frutti, ma piuttosto appendici, deputate allo sviluppo ed alla diffusione delle spore.

Esiste anche qualche altro modo mediante il quale un fungo può propagarsi (ad esempio può segmentarsi, allo stesso modo delle piantine che spuntano ai piedi di un albero e che rappresentano un’alternativa alla diffusione per seme) però quello sopra esposto è il modo più efficiente per riprodursi, quello che consente la vera unione del patrimonio genetico.

Il processo di riproduzione dei funghi è delicatissimo e regolato da equilibri molto fini. Le condizioni ambientali sono la variabile più importante.
Miliardi di spore abbandonano il cappello del fungo, ma solo alcune, forse, daranno luogo a ife, sempre che abbiano la fortuna di trovare un sottobosco integro, un’umidità ideale ed una temperatura ottimale.
Qualcuna incontrerà ife di segno opposto e si creerà il Micelio, che vivrà in modo ottimale (e produrrà) solamente se riuscirà ad entrare in simbiosi con le radici dell’albero giusto, e solo con quello.

In seguito, a condizioni ambientali favorevoli, dal Micelio potranno generarsi i Carpofori, cioè i funghi come li conosciamo.

A condizioni ambientali sfavorevoli il Micelio può restare quiescente anche per anni: è frequente osservare come nei boschi tagliati la produzione di funghi cessi, fino al ripristino delle condizioni preesistenti (vale a dire, a volte, decenni). In questo caso le piante tagliate vivono ancora e vivono le loro radici, così come vive il Micelio, ma l’alterazione dell’ecosistema lascia il Micelio stesso improduttivo.

Comunque non è necessario un cambiamento così drastico, basta molto meno perché improvvisamente i funghi, in una certa zona, decidano di non crescere più.
Se incendi, tagli e inquinamento dei boschi sono la fine sicura dei funghi, anche solo il raschiare il sottobosco, ad esempio, rovinando lo strato in cui il Micelio vive, può decretare la fine di una zona di raccolta.

Lasciare il bosco come lo si è trovato, invece, entrando e uscendo quasi in punta di piedi, è il modo migliore per preservare un luogo di raccolta

Usare un cesto per trasportare i funghi è l’ideale per permettere alle spore di raggiungere il terreno e favorire la diffusione della specie (no alle buste di plastica, che, tra l’altro, fanno marcire i funghi molto velocemente).

Questo sempre che i boschi adatti allo sviluppo dei funghi esistano ancora, in futuro.

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