La coltivazione del Ganoderma

La prima domanda che ci si pone leggendo questo titolo è certamente questa: perché coltivare il Ganoderma lucidum?
Nella serie di articoli sulla coltivazione dei funghi esotici tratteremo non solamente le specie coltivate a fini gastronomici, ma anche quelle che vengono utilizzate dalla medicina tradizionale popolare. Tra questi, l’esempio più rilevante è senza dubbio il Ganoderma lucidum (W. Curt.: Fr.) Karst., conosciuto come “reishi” in Giappone e “ling zhi” in Cina.

Insieme al gingseng il G. lucidum è considerato, nella tradizionale farmacopea cinese, come “erba superiore”, il che significa che queste “erbe” medicinali aiutano al mantenimento della salute e del benessere fisico, conservando la giovinezza e allungando la vita. In altre parole sarebbe l’elisir di lunga vita e per questo il G. lucidum è sempre stato conosciuto come “il fungo dell’immortalità”.

Il suo consumo dovrebbe essere costante nel tempo perché agisce come regolatore delle funzione organiche, aiutando nella prevenzione delle infermità e inoltre non presenta effetti collaterali.

Secondo la letteratura, in Cina questo fungo viene utilizzato da circa 4000 anni per la cura e la prevenzione di varie malattie. Solamente i funghi trovati in natura venivano utilizzati, finché negli anni 70 ha avuto inizio la coltivazione artificiale.
Sebbene il suo consumo sia soprattutto diffuso in Oriente, attualmente è possibile trovare questo prodotto anche in molte erboristerie dei Paesi occidentali. Negli Stati Uniti, per esempio, ci sono delle produzioni a livello commerciale. Certo che un prodotto con queste qualità era molto ricercato un tempo, ma il Ganoderma lucidum, benché sia un fungo d’ampia distribuzione, non era molto frequente in natura in Cina, e il suo reperimento diventava davvero una… caccia al tesoro! Per questo motivo è sempre stato considerato d’alto valore e pertanto accessibile solamente agli alti ceti sociali come, per esempio, all’imperatore e alla sua famiglia.

Si racconta che quando qualcuno trovava il “ling zhi” manteneva segreto il luogo di raccolta anche con i parenti più stretti (non so perché, ma mi sembra un fatto molto “attuale” anche se oggigiorno è relativo ad altri funghi…).

Sempre secondo la farmacopea cinese, ci sono diverse varietà di “reishi” che vengono classificati secondo il colore del cappello: rosso (akashiba), nero (kuroshiba), blu (aoshiba), bianco (shiroshiba), giallo (kishiba) e viola (murasakishiba). Il più noto, e considerato di migliore qualità, è la varietà rossa che tra l’altro è anche quella attualmente coltivata. La varietà nera probabilmente corrisponde al Ganoderma sinensis Zhao, Xu et Zhang.

Sembra che l’estratto del cappello sia giudicato più efficace di quello del gambo, e che i cappelli più carnosi abbiano un valore più alto. In Taiwan viene anche coltivato il Ganoderma tsugae Murr. che è molto simile al G. lucidum.

I Ganoderma, come la maggioranza dei funghi appartenenti all’ordine Aphyllophorales dotati di imenoforo a tubuli, sono di consistenza molto tenace, impossibili da tagliare e pertanto immangiabili. L’unica utilizzazione possibile di questi funghi è l’estrazione acquosa a caldo oppure alcoolica del corpo fruttifero o, ancora, sotto forma di polvere messa in capsule. Anche le spore vengono utilizzate e recentemente hanno riscosso un maggior interesse perché contengono una grande quantità di polisaccaridi e altri composti con attività immunostimolante.

L’impiego medicinale è molto vario e ampio. Le indicazioni principali sono per il trattamento e la prevenzione di ipertensione e ipotensione, problemi cardiovascolari, trombosi, emicrania, flebiti, allergie, tumori, problemi di fegato, ulcere, ecc. Ancora non si sa esattamente quali siano e come agiscano i componenti attivi, ma sicuramente il risultato ottenuto proviene da un’interazione di diversi principi attivi presenti in questo fungo.
Sono state realizzate e sono ancora in corso, delle ricerche per individuare questi componenti. Tra loro sono già stati trovati diversi polisaccaridi, triterpenoidi, steroidi, alcaloidi, glicoproteine, acidi ganodermici, ecc. Sono stati individuati anche minerali e diverse vitamine.

Il fungo

coltivazione del ganoderma lucidum

Il Genere Ganoderma presenta molta variabilità macroscopica e, secondo Ryvarden & Gilbertson, solamente nel “gruppo” G. lucidum ci sono circa 220 specie descritte. Parte di questa confusione è dovuta al fatto che si tratta di un fungo di ampia distribuzione presente in tutti i cinque continenti, dalle regioni temperate a quelle subtropicali e tropicali, foresta amazzonica inclusa. Dai vari esperimenti di coltivazione si è verificato che la crescita di questo fungo dipende molto dalle condizioni ambientali e dalle variazioni di concentrazione di anidride carbonica, umidità, temperatura, luminosità ecc., che hanno un’influenza diretta sulla formazione e colorazione del corpo fruttifero.

Il che potrebbe essere una spiegazione della variabilità accennata.
In Italia il G.lucidum si può trovare praticamente in tutte le regioni. Cresce abitualmente su ceppi di latifoglie e più raramente su conifere.

Molte specie di Ganoderma agiscono come agenti patogeni di alberi, causando il marciume radicale e la carie bianca del cilindro centrale portando a morte l’esemplare infettato. Il G. lucidum generalmente presenta un attività saprofitica e qualche volta sembra crescere sul terreno, ma in verità il suo micelio è presente in un pezzo di legno sotterrato o in un pezzo di radice di un vecchio albero già caduto. Ma è comunque anche un parassita e, se il suo micelio viene a contatto con una radice o altre parti danneggiate di un albero, è molto probabile che lo aggredisca, soprattutto se l’albero è già debole per altri motivi quali stress idrico, altre malattie, ecc. che favoriscono la colonizzazione.

La produzione del corpo fruttifero del G. lucidum è annuale, ossia, in generale si trova solamente uno strato di tubuli presenti, mentre nelle specie perenni è quasi sempre possibile individuare diversi strati sovrapposti che si riferiscono a ogni periodo di crescita. Abitualmente solitario o presente in pochi esemplari, fruttifica in concomitanza con la maggioranza dei funghi.

Il cappello è semicircolare o reniforme e può arrivare a 15-20 cm di diametro (secondo le condizioni ambientali; è piano, solcato e zonato, di colore variabile dal bianco o giallo dei bordi in fase di sviluppo all’arancio, rosso o rosso bruno nel resto del cappello. La superficie superiore è liscia e rivestita da una crosta laccata brillante. Molte volte sembra essere ricoperto da polvere fine simile al cacao. In verità si tratta di spore liberate dai pori che si depositano sopra il cappello.

Il gambo è quasi sempre laterale, raramente assente, rivestito come il cappello e dello stesso colore. I pori sono inizialmente bianco-giallastro che diventano bruni allo sfregamento o quando invecchiano. La sporata ha un color bruno cacao.

La coltivazione

L’inizio della coltivazione di G. lucidum risale ai primi anni ’70 in Giappone.
Come agente di carie bianca, degrada preferibilmente la lignina presente nel legno, ma anche la cellulosa e l’emicellulosa. Così in linea generale, ma con alcuni accorgimenti in più, la coltivazione segue il modello delle tecniche utilizzate per Lentinula edodes, Flammulina velutipes e Agrocybe aegerita, già trattate negli articoli precedenti.
La produzione dell’inoculo, o “spawn”, può essere fatta su semi di cereali, segatura o piccoli cilindri di legno, tutto dipende dalla tecnica che viene adottata.

Il micelio, nella maggior parte dei casi, cresce senza difficoltà. Inizialmente di colore bianco, diventa giallastro con il tempo per poi diventare marrone nerastro quando invecchia.
Come substrato di base si utilizza il legno di latifoglie, dove solitamente il G. lucidum cresce in natura, come quercia e castagno. In Giappone si utilizza anche l’albero dell’albicocca.

Il legno può essere adoperato secondo le seguenti modalità:

  • tronchi di 50 fino a 100 cm circa x 15 cm di diametro;
  • sezioni di legno di 20-25 cm x 25 cm di diametro;
  • segatura mescolata con farina di riso, soia o grano.

1) Coltivazione su tronchi

Come nel caso della Lentinula edodes i tronchi devono essere tagliati in autunno quando il legno presenta un maggior accumulo di riserve nutritive. Trascorso il periodo di riposo invernale, durante il quale i tronchi devono venire protetti perché non siano attaccati da altri funghi o insetti, essi vengono inoculati subito all’inizio della primavera. Con l’aiuto di un trapano il legno viene perforato in diversi punti equamente distribuiti sulla superficie, con cavità di circa 1,5-2 cm di diametro. Questi fori vengono riempiti con l’inoculo e ricoperti con paraffina liquida che ha la funzione di proteggere l’inoculo contro gli agenti esterni (attacco di insetti, perdita di umidità, contaminazione da parte di batteri, lieviti, ecc.). I tronchi sono portati nel bosco e adagiati oppure interrati nel suolo per conservare l’umidità. I tronchi scoperti possono essere ricoperti con un telo affinché siano protetti soprattutto dal sole.
Con questo tipo di coltivazione si cerca di riprodurre le condizioni naturali di crescita del fungo, ma i tempi di produzione sono lunghi perché rispettano le stagioni dell’anno. In tal modo ogni tronco produce corpi fruttiferi per 4-5 anni.
Questo tipo di coltura, benché più lunga, produce secondo gli intenditori corpi fruttiferi di miglior qualità di quelli provenienti della coltura in segatura e in condizioni ambientali controllate. Per tale motivo è ancora molto diffusa.

2) Coltivazione su sezioni di legno

Una volta ottenute le sezioni queste vengono inoculate pressappoco allo stesso modo dei tronchi. Poi vengono portate in un ambiente controllato per la incubazione con temperatura a 25°C, circa 70% di umidità relativa dell’aria e poca ventilazione. ” periodo è di circa sei mesi. In alcune produzioni queste sezioni di legno inoculate vengono rinchiuse in sacchi di plastica, per mantenere costante l’umidità e un’alta concentrazione di anidride carbonica in grado di favorire la crescita del micelio. Finita la colonizzazione, il legno viene interrato direttamente nel suolo oppure in vasi riempiti di terra. ”

Tutto deve essere fatto in un luogo dove sia possibile mantenere la temperatura a 25-30°C e l’umidità relativa dell’aria di circa 70-90%. E’ necessaria anche una buona ventilazione e la luce solare non deve essere diretta. Possono essere utilizzate apposite costruzioni oppure improvvisare strutture fatte con bambù e ricoperte di un telo che consenta di riprodurre le condizioni desiderate.

3) Coltivazione su segatura

La segatura, di preferenza di latifoglia come nei casi precedentemente trattati, viene mescolata con farina di riso, grano o soia (10-20% peso/peso), l’umidità del composto regolata al 70% circa e, dopo averla ben omogeneizzata viene messa in sacchi o bottiglie di plastica e poi sterilizzata.

Dopo il raffreddamento, l’inoculo viene fatto in condizioni rigorosamente sterili per evitare la contaminazione da altri microrganismi. I sacchi di plastica possono essere chiusi con tappi di cotone oppure con un filtro micropore che permetta un certo scambio gassoso, ma non l’entrata di microrganismi. Nel caso delle bottiglie solitamente si usa il tappo di cotone. Con questa metodica è preferibile usare condizioni ambientali controllate o parzialmente controllate, per facilitare e accelerare il processo.

Per la crescita del micelio e una rapida colonizzazione del composto è importante che il livello di anidride carbonica nell’aria sia alto (2% circa). La temperatura è anche importante e deve essere intorno ai 25°C.
Il periodo di incubazione è di circa tre settimane. Dopo altre due settimane circa, inizia la formazione del corpo fruttifero che consiste nella crescita del gambo che continua ad allungarsi. Questi “stecchetti” hanno già la colorazione rossastra e sono ricoperti dalla crosta laccata. l’estremità di crescita invece è di colore giallastro. Quando il gambo raggiunge la lunghezza desiderata, bisogna cambiare le condizioni ambientali aumentando la ventilazione. Anche la presenza di luce è importante per indurre l’inizio della formazione del cappello.

Il ciclo completo di sviluppo del fungo, fino al periodo di raccolta, è di circa 2-3 mesi che, in confronto agli altri funghi coltivati, è piuttosto lungo.
E’ importante che la raccolta dei corpi fruttiferi avvenga quando il margine del cappello presenta una colorazione giallastra; ciò indica che il fungo è in fase di crescita, quindi molto fresco e non completamente maturo. Il momento ideale sarebbe subito dopo la liberazione delle prime spore. Se dopo questo evento l’umidità diminuisce, il corpo fruttifero non libera più le spore. Dal punto di vista qualitativo questo stadio è migliore perché anche le spore possiedono un certo potere curativo.

Dopo la raccolta i funghi vengono puliti e seccati fino ad arrivare a un contenuto del 10% circa di acqua. Vengono poi confezionati in sacchi di plastica per il commercio.
Spesso dopo la prima volata il substrato è scartato perché la produttività e i tempi di produzione per una seconda volata sarebbero rispettivamente inferiori e più lunghi.

Il G. lucidum è venduto in vari modi: l’intero corpo fruttifero secco, la polvere del cappello, del gambo, oppure di entrambi, tè, pillole, estratti alcolici.
In Europa è più facile trovarlo sotto forma di pillole oppure di estratto alcolico, direttamente importati dai Paesi asiatici produttori.

Per concludere aggiungiamo solamente un’altra informazione, in risposta alla domanda iniziale del perché coltivare il Ganoderma lucidum: nel 1995 il mercato mondiale – solamente per questo fungo – si è aggirato intorno ai US$ 1.628 milioni!!!
I principali Paesi consumatori/produttori sono Cina, Corea, Giappone, Taiwan, Malesia, Hong Kong e Singapore. Nei Paesi occidentali il consumo è ancora basso, ma con un grande potenziale di incremento.

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